UOMO E AMBIENTE
TRA
UTOPIA E APOCALISSE
3°
Ciclo, 14 Ottobre 2008 – 21 Gennaio 2009
Ideata nel 2007, l’iniziativa si prefiggeva l’obiettivo di
approfondire secondo tre format differenti le problematiche
legate al rapporto sempre più pressante che l’uomo ha nei
confronti dell’ambiente naturale, e tale resta lo scopo
anche di questa seconda edizione, che proporrà appuntamenti
tra ottobre 2008 e gennaio 2009.
In programma tre film,
una mostra fotografica, cinque incontri con gli esperti e
un focus di approfondimento, per un totale di dieci
appuntamenti, la più parte dei quali promossi presso il
Ridotto del Teatro Verdi di Fiorenzuola d’Arda, cui si
aggiunge una importante mostra scientifica. Due dei tre
film proposti saranno programmati al Cinema Capitol, mentre
un terzo film sarà programmato presso la Sala Bot del
vicino comune di Carpaneto, che si affianca al comune di
Fiorenzuola d’Arda nel sostenere l’iniziativa e ospita tre
degli undici appuntamenti proposti.
La mostra scientifica,
un inedito per la nostra iniziativa, sarà allestita nei
nuovi spazi dell’Ex Macello Comunale appena ristrutturato e
sarà presentata dal fiorenzuolano Pierluigi Viaroli,
professore di ecologia all’Università di Parma e presidente
della Società Italiana di Ecologia.
Quanto ai contenuti,
rispetto alla scorsa edizione si può sottolineare una
maggiore attenzione agli aspetti filosofici dell’emergenza
ambientale, con ben due conferenze incentrate in fondo
sulla filosofia ambientale. Ritorna poi l’attenzione al
disequilibrio tra Nord e Sud del mondo e al tema dei
cambiamenti climatici, cui sono dedicate rispettivamente la
prima e la seconda delle due mostre proposte. Ritornano,
anche, le critiche al mito della crescita, mentre è nuovo
il tema delle nuove frontiere dell’urbano cui sono dedicati
due film e una conferenza. Altro tema caldo, quello
dell’incenerimento dei rifiuti, cui sarà dedicata un
incontro e un focus di approfondimento curato da Mario
Ferrari.
PRESENTAZIONE
«Il principale difetto della società industriale e
della sua divinizzazione
dello
sviluppo sta nel fatto che questa tipo di società non può
durare all’infinito (..)
poiché
il pianeta non può sopportare questo continuo aumento della
richiesta di
beni
ambientali e (..) Un aumento all’infinito di qualsiasi cosa
non può avere
luogo
in un pianeta in cui le risorse sono finite
».
Edward
Goldsmith, Robert Allen, La morte ecologica, 1972
Per noi che viviamo in un paese ricco e industrializzato è
difficile rendersi conto che il modello di sviluppo che ci
ha dato tutto questo, quello basato sulla crescita
illimitata, possa essere intrinsecamente irragionevole.
Ancora più difficile, per noi, è pensare che la Terra, il
pianeta che ci sostiene, possa davvero essere sotto sforzo
e, oppresso da un carico eccessivo, non più capace di
rigenerare in tempo reale le risorse che gli saccheggiamo
per sostenere la nostra folle fuga in avanti. Eppure gli
argomenti per rendersi conto del regime di sovraconsumo
(overshoot) cui è costretto il pianeta non mancano.
Si
può fare riferimento, ad esempio, al cosiddetto Earth
Overshoot Day, che è il giorno dell'anno in cui il nostro
consumo di risorse naturali supera la produzione naturale
annua della Terra. Questo numero, secondo gli esperti del
Global Footprint Network, che ogni anno calcolano
l'impronta ecolo-gica globale dell’umanità, ovvero la sua
necessità di campi, pascoli, foreste, aree di pesca e
spazio per infrastrutture, e la confrontano con la
biocapacità globale della Terra, ovvero la capacità degli
ecosistemi appena citati di produrre risorse e assorbire
rifiuti, nel 1986 cadeva il 31 dicembre, il che vuol dire
che nel 1986 il nostro consumo globale di risorse naturali
eguagliava esattamente la produzione naturale annua della
Terra. In quell'anno, cioè, tanto noi abbiamo consumato,
tanto la Terra ha prodotto. Naturalmente, per migliaia di
anni la capacità di produzione naturale annua della Terra è
stata di gran lunga eccedente il nostro consumo globale
annuo di risorse naturali, ed è grazie a questa eccedenza
che, ad esempio, abbiamo accumulato gli enormi giacimenti
di combustibili fossili che stiamo oggi intensivamente
dilapidando. Negli ultimi decenni, però, la tendenza si è
invertita, e la nostra moderna società dei consumi usa le
risorse naturali più velocemente di quanto queste possano
essere rigenerate e immette carbonio nell'atmosfera più
velocemente di quanto questo possa essere riassorbito. Nel
1996, infatti, sempre secondo i calcoli del Global
Footprint Network, il nostro consumo globale risultava
maggiore del 15% rispetto alla capacità di produzione annua
del pianeta e l'Earth Overshoot Day cadeva in novembre.
Quest'anno, l'Earth Overshoot Day è caduto il 23 settembre
e il nostro livello di sovraconsumo è risultato maggiore
del 40% rispetto alla capacità di produzione annua della
Terra. In pratica, è come se stessimo sfruttando la
capacità biologica non di uno ma di 1,4 pianeti.
Ora
questo può andare avanti per un breve periodo, ha spiegato
Mathis Wackernagel del Global Footprint Network, «ma
fondamentalmente tutto ciò porta ad un accumulo di rifiuti
e all'esaurimento delle reali risorse da cui dipende
l'economia umana». Il sovraccarico ecologico, d'altronde, è
alla radice di molti dei più urgenti problemi ambientali
che dobbiamo fronteggiare oggi: il cambiamento climatico,
la diminuzione della biodivesità, la riduzione delle
foreste, il collasso della pesca e l'attuale crisi
alimentare globale. Tutto questo, unitamente alla continua
crescita dei consumi, fa si che l'Earth Overshoot Day ogni
anno arrivi sempre prima.
Allora questo cosa vuol dire?
Vuol dire che non stiamo consumando solo le risorse che ci
spettano, ma consumiamo anche parte di quelle riservate
alle generazioni future. Inoltre, visto che l'accesso alle
risorse non è lo stesso per tutti, vuol dire che c'è chi
consuma non solo la quota di risorse che gli è riservata ma
saccheggia anche parte di quella riservata ai suoi simili.
Per cercare di quantificare l'entità di quest'altro
sovraconsumo si può di nuovo fare riferimento al concetto
di impronta ecologica introdotto da Mathis Wackernagel e
William Rees, definita come la superficie produttiva del
pianeta che serve per fornirci le risorse che utilizziamo
in un anno, cioè per produrre il cibo che consumiamo, per
assorbire la CO2 che produciamo, per fornirci la carta e il
legno che utilizziamo, lo spazio per infrastrutture che
sfruttiamo, ecc. Se si fanno i conti si trova che, se
l'accesso alle risorse fosse lo stesso per tutti gli
abitanti della Terra, la nostra impronta ecologica dovrebbe
essere di circa 1,8 ettari. Ma l'accesso alle risorse, lo
abbiamo già detto, non è lo stesso per tutti, così finisce
che l'Italia, ad esempio, con una impronta ecologica di 3.8
ettari a persona, sta utilizzando le risorse prodotte da un
territorio molto più vasto della sua effettiva estensione
territoriale. Di fatto, è come se avessimo sconfinato nel
territorio di altri paesi e ne stessimo sfruttando le
risorse.
Detto diversamente, se tutti sulla Terra
vivessero come gli italiani ci vorrebbe le risorse non di
una ma di più di due Terre. Se poi, anziché fare
riferimento all'impronta ecologica dell'Italia, ci
riferiamo all'impronta ecologica degli Stati Uniti, ci
vorrebbero addirittura cinque o sei Terre.
La Terra,
però, è una sola, per cui il primo tra tutti gli eccessi
che caratterizzano le nostre opulenti società occidentali è
un eccesso di Terra.
Altri eccessi, da quelli delle città
a quelli dei rifiuti, si incontreranno nel corso del
percorso proposto che, come negli anni passati, propone
approfondimenti secondo tre format differenti: incontri con
gli esperti, proiezione e commento di documentari
cinematografici e mostre fotografiche. Una mostra
scientifica curata dall’Associazione Euresis di Milano
chiude la proposta.
Mario
Ferrari
PRESENTAZIONE
«La terra è rotonda e la superficie di una sfera è
finita. Vi sono limiti
oggettivi
alla crescita; violarli senza alcuno scrupolo in nome di
un
progresso
illimitato porta per forza di cose alla
catastrofe».
Vittorio
Hosle, 1991
Eccesso; è questa la parola chiave della nuova edizione di
«Uomo e ambiente tra utopia e apocalisse». Concetto strano
quello di eccesso: denota l'anormale, non come altro dal
normale, ma come normale al quadrato, o al cubo. Eccedere è
superare il limite che delimita ciò che viene considerato
normale per rimanere tale. L'eccesso di qualcosa, così, non
è diverso rispetto a quella cosa, è un di più, è il momento
in cui gli elementi che caratterizzano la cosa d'origine
diventano più evidenti, tanto da essere ingombranti, da
farsi problema. L’eccesso dell’urbano, così, è l’urbano
troppo urbano, che è l’iperbole con cui vengono presentati
due degli appuntamenti proposti.
Di eccesso in eccesso ci
viene da ricordare che nel 2001 Johnatan Loh e Mathis
Wackernagel hanno calcolato che nel 1987 l'umanità stava
utilizzando il 20% in più della capacità portante del
pianeta: in pratica l'uomo viveva come se avesse a
disposizione non una ma 1,2 Terre. Gli stessi autori
calcolano che a questi ritmi di consumi nel 2050 l'uomo
vivrà come se avesse a disposizione non una, non 1,2 ma 2,3
Terre. Viviamo dunque in un eccesso di Terra, che però non
esiste. E’ questo il tema dominante del terzo dei film
proposti, The planet, film fuori mercato che proietteremo
in collaborazione con il Festival Cinemambiente di Torino.
Così come viviamo in un eccesso di Terra, la
cementificazione dei suoli dovuta all'espansione delle
città non solo ci fa vivere in un eccesso di città ma,
alterando, come fa, la capacità di riflettere o
immagazzinare energia solare, contribuisce a sua volta
all’eccesso degli eccessi, l’eccesso di clima, quel clima
rovente di cui abbiamo molto parlato l’anno scorso e che
quest’anno è al centro dell’importante mostra scientifica
che ospiteremo a gennaio.
Città in eccesso, certo, ma
anche eccessi di città come le periferie, gli slums, le
favelas e le baraccopoli che fanno da cintura alle grandi
metropoli del Terzo Mondo. Spazi limite che contengono in
sé i tratti definitori della città e che al contempo
evidenziano ciò che nelle città “normali” rimane nascosto.
Città mostruose, ma pur sempre città, come evidenzierà
l'antropologo Fabrizio Floris presentando e commentando la
splendida mostra fotografica curata da padre Alex Zanotelli
a difesa di Korogocho, una delle maggiori baraccopoli di
Nairobi, la capitale del Kenia, che ospiteremo presso il
Ridotto del Teatro Verdi.
Eccessi di città, di nuovo, in
cui il conflitto tra Nord e Sud del Mondo, occultato con
muri impenetrabili, viene pur tuttavia interiorizzato, come
emerge nel film La Zona, ma anche città degli eccessi,
soprattutto di violenza, evidenti in Tropa de Elite.
Eccessi di città che producono uomini in eccesso, non
riconosciuti, privi di qualsiasi diritto e qualità umana se
non la loro presenza ingombrante.
Eccesso di umanesimo,
anche, con l’Ambiente e gli Animali troppo spesso
declassati a mere proprietà dell'uomo. Solo negli ultimi
anni, infatti, ad Ambiente e ad Animali si è cominciato a
riconoscere una dignità intrinseca. Tuttavia molto, ancora,
deve essere fatto, come spiegherà Piergiacomo Pagano,
biologo e ricercatore per ENEA, l’Ente per le Nuove
Tecnologie l'Energia e l'Ambiente.
Eccessi per antonomasia
sono anche i rifiuti, eccesso ed eccedenza dei nostri
consumi e della nostra vita, così come è eccessiva la
volontà di liberarsene incenerendoli. Come spiegherà Marino
Ruzzenenti, c’è un solo modo per liberarsi davvero dei
rifiuti: non produrne.
Eccessiva, poi, è la nostra
adesione incondizionata alla crescita, al mito della
crescita, che è poi la causa di tutti i nostri mali, come
spiegherà Andrea Masullo, esponente di prim’ordine del
movimento della decrescita.
E' quindi davvero un viaggio
attraverso gli eccessi quello che proponiamo; eccessi che
ci appartengono e che ci interrogano, poiché, come ha
scritto ancora Vittorio Hosle:
«E' necessario che alla
domanda 'si può fare?',
si accompagni un'altra domanda:
'ha senso farlo?’»
Andrea Marziani
PROGRAMMA
Martedì
14 Ottobre
RIDOTTO
TEATRO VERDI ORE 21.00
UNA
SOLA TERRA
GAIA
TRA SCIENZA E IDEOLOGIA
Relatore:
Roberto Bondì
Gaia, l’antico nome che i greci davano alla Terra, non
designa solo il nostro pianeta ma anche una delle più
affascinanti congetture che siano mai state fatte su di
esso, l’Ipotesi di Gaia, appunto. Principale artefice di
questa teoria, secondo cui la Terra sarebbe a tutti gli
effetti un organismo vivente capace di autoregolazione, è
lo scienziato inglese James Lovelock che, oramai in
veneranda età, con il suo ultimo libro The revenge of Gaia
– La rivolta di Gaia ha delineato scenari inquietanti per
il futuro della Terra. Per fare fronte agli effetti del
riscaldamento globale, sostiene Lovelock sfatando un tabù
che per lui, in realtà, non è mai stato tale, l'unica via
percorribile è l’energia nucleare, fonte energetica sicura
e, soprattutto, rispettosa di Gaia. Alla figura di
Lovelock, ai suoi difficili rapporti con l’ambientalismo
integralista e alle sue proposte di politica ambientale è
dedicata la serata, che avrà anche il compito di cercare di
distinguere ciò che vi è di scientifico e ciò che invece vi
è di ideologico nel dibattito internazionale sulla Teoria
di Gaia e sui cambiamenti climatici. Il relatore, alla
figura di Lovelock ha dedicato i suoi ultimi due libri ed è
intervenuto al suo fianco al Festival della Letteratura di
Mantova.
Profilo
del relatore: Roberto Bondì è Professore associato di
Storia del pensiero scientifico all’Università della
Calabria e autore dei libri «Blu
come un'arancia. Gaia tra mito e scienza»
(UTET, 2006), «Solo
l'atomo ci può salvare. L'ambientalismo nuclearista di
James Lovelock»
(UTET, 2007).
Mercoledì 22 Ottobre
RIDOTTO
TEATRO VERDI ORE 21.00
ECCESSI
DI CITTA’
BARACCOPOLI,
SLUMS, CAMPI PROFUGHI E PERIFERIE PSICHEDELICHE
Relatore:
Fabrizio Floris
L’idea classica di città, com’è noto, sta cambiando, e se
anche qui da noi è facile rendersene conto è attorno alle
grandi metropoli del terzo mondo che l’urbano così come lo
abbiamo conosciuto finora perde del tutto i tratti che lo
hanno caratterizzato storicamente. Accanto o intorno a
queste città, ma anche in luoghi come i campi profughi, che
assomigliano alle città senza esserlo, crescono a dismisura
insediamenti di esseri umani inutili al sistema e fuori
luogo. Milioni di persone che non vanno bene neanche per
essere sfruttate perché non servono né come manodopera a
basso costo né tantomeno come consumatori, visto che non
hanno reddito. Popolazione in eccesso, quindi, che vive o
sopravvive nei luoghi propri di questo eccesso: banlieus,
campi profughi e slums. Un pianeta nel pianeta, questo
degli slums, che già oggi ospita un miliardo di individui,
ossia 1/6 dell’attuale popolazione mondiale nonché il 78 %
della popolazione urbana dei paesi meno sviluppati, ma che
fra soli trent’anni dovrà ospitarne 2-3 miliardi. Si tratta
di un fenomeno sconvolgente, in aumento esponenziale, di
cui la serata cercherà di rendere conto alla luce degli
studi di antropologia, economia e sociologia. Tre, in
particolare, sono le realtà che il relatore racconta per
ricognizione diretta: una baraccopoli (Korogocho a
Nairobi), un campo profughi (Kakuma, al confine fra Sudan,
Uganda, Etiopia e Kenya, in cui, a seguito di varie guerre,
si sono rifugiate 86.000 persone) e una delle tipiche
periferie marginalizzate di oggi, la periferia diffusa di
Torino.
Profilo
del relatore: Fabrizio Floris ha insegnato Antropologia
economica presso la Facoltà di let-tere e filosofia
dell’università di Torino e Sociologia generale presso le
università di Milano e Betlemme. E’ autore del libro
«Eccessi
di città: baraccopoli, campi profughi e periferie
psichedeliche».
Nella foto il relatore in uno dei suoi soggiorni in
Africa.
Mercoledì 29 Ottobre
CINEMA
CAPITOL ORE 21.00
URBANO
TROPPO URBANO
Proiezione del film
La zona
di Rodrigo Plá (Messico/Spagna, 2007)
In Messico come in Colombia, nelle cosiddette "zone rosa"
di Caracas come nelle grandi metropoli brasiliane
circondate da favelas, la tendenza della parte agiata della
società sembra essere la stessa: recintarsi in zone
residenziali edificate appositamente, o riadattate allo
scopo, così da condurre un'esistenza privilegiata il più
lontano possibile dalla violenza e dalla disperazione che
consumano i quartieri più poveri. Gli strumenti di cui ci
si serve sono sempre gli stessi: barriere percorse dal filo
spinato, check point piazzati all'ingresso di strade
private, vigilantes armati fino ai denti e videocamere di
sorveglianza ovunque. Sono questi, appunto, gli ingredienti
di questo film durissimo, opera prima di Rodrigo Plá
ambientata in una città non troppo immaginaria in cui una
“zona“ altamente borghese con villette a schiera, prati
curati, cani e bambini che vanno a scuola in divisa è
incontrovertibilmente divisa da una regione altamente
disagiata al limite della favela da un muro impenetrabile
dotato di filo spinato e guardie armate. Il crollo
imprevisto di un traliccio, offre però ad alcuni incauti
giovani un varco inatteso alla “zona”, il che da la stura
ad uno psicodramma collettivo. Quando gli è stato chiesto
se esistano davvero luoghi come La zona il regista ha
risposto: «Il quartiere che ho filmato esiste davvero (...)
e l'abbiamo scelto anche perché, al contrario di altri
luoghi simili, le case all'interno sono tutte uguali, il
che da l'idea di un'armonia forzata che tende a omologare
il pensiero di chi ci abita fino alla follia». E sta
proprio qui la forza del suo film: la messa in scena di una
dinamica sociale violenta che sembra scaturire direttamente
dall’armonia forzata.
Premi:
Premio della Critica internazionale Festival di Toronto
2007; Premio Luigi De Laurentis migliore opera prima
Festival di Venezia 2008.
Mercoledì 5 Novembre
CINEMA
CAPITOL ORE 21.00
URBANO
TROPPO URBANO
Proiezione
del film
Tropa de elite
di
José Padilha
(Brasile/Argentina, 2007)
Primo film high-budget della storia del cinema brasiliano,
Tropa de Elite ha raggiunto la vetrina internazionale
all’ultimo Festival di Berlino, dove ha vinto l’Orso d’Oro,
dopo avere letteralmente fatto scalpore in patria. Il Dvd
del film, commercializzato illegalmente prima dell’uscita
del film nelle sale, sembra sia stato visto da più di tre
milioni di persone, il che non ha impedito al film di
sbancare il box office brasiliano. Scritto sulla base di
testimonianze reali di ex-poliziotti e psicologi, il film
si propone come un intenso viaggio nella psiche tormentata
di uomini d'onore ligi al dovere che si trasformano loro
malgrado in spietate macchine di morte e concentra la sua
essenza nella frenetica mezz'ora finale in cui viene
drammaticamente fuori tutta l'amarezza di chi vive dalla
nascita in quei luoghi dimenticati da Dio e la storia
giunge al suo tragico epilogo. Panoramiche a schiaffo, voce
fuori campo, montaggio da guerriglia, camera a mano e rap
portoghese in sottofondo, il film è di fiction ma girato
con il piglio del documentarista e finisce per offrire uno
spaccato sociale a dir poco raccapricciante in cui favelas
sterminate fanno da sfondo ad armi e schizzi di sangue in
ogni dove. Con immagini spesso di violenza iperrealista, il
film è un pugno nello stomaco, un grido disperante in cui
povertà, corruzione, e violenza generano una miscela
destinata a esplodere producendo morti e feriti,
soprattutto tra i poveri cristi. Senza che sia anche
lontanamente possibile intravedere una via d’uscita.
Premi:
Orso d’Oro
Festival di Berlino
2008.
Giovedì 6 Novembre
RIDOTTO
TEATRO VERDI ORE 21.00
OLTRE
IL MITO DELLA CRESCITA
Relatore:
Andrea Masullo
Ormai è sotto gli occhi di tutti: inseguendo il mito della
crescita ad ogni costo l’umanità non solo non riuscirà a
sanare le disuguaglianze che affliggono gran parte di essa,
disuguaglianze che, invero, vanno accentuandosi, ma non
riuscirà nemmeno a garantire a lungo quel benessere che è
riuscita a costruire nei paesi più industrializzati.
Infatti, se in passato siamo sempre riusciti a spostare più
avanti la frontiera dello sviluppo economico, oggi non c’è
più alcun angolo del nostro pianeta che non sia in qualche
modo compromesso dalle nostre attività: la frontiera, cioè,
ha fratto il giro del pianeta e i rifiuti che buttiamo
dalla porta ci ritornano dalla finestra. Compito della
serata è prospettare una via d’uscita a questo
cortocircuito logico. Il relatore, Andrea Masullo, è un
autorevole esponente di quel “movimento della decrescita”
che ha in Serge Latouche uno dei suoi più vivaci punti di
riferimento.
Profilo
del relatore: Andrea Masullo è docente di Teoria dello
Sviluppo Sostenibile all’Università di Camerino e nel
Master Ambiente Pace e Sviluppo presso la Pontificia
Università Urbaniana. È responsabile dell’Unità Clima e
Energia del WWF Italia e fa parte del Consiglio Direttivo
di ISES Italia - Sezione dell'International
Solar Energy Society.
È autore di numerosi testi e articoli sui temi
dell’ambiente, dello sviluppo e dell’energia, fra i quali
ricordiamo
Il Pianeta di Tutti
(EMI, 1998),
Energia verde per un pianeta “rinnovabile”
(Franco Muzzio Editore, 2006),
La sfida del bruco. Quando l’economia supera i limiti
della biosfera
(Franco Muzzio Editore, 2008).
Mercoledì
12 Novembre
SALA
BOT CARPANETO PIACENTINO ORE 21.00
UN
PIANETA DI RIFIUTI
L’INCENERITORE
ASM DI BRESCIA: UN MONITO PER LA PENISOLA
Relatore:
Marino Ruzzenenti
La mancata realizzazione dell’inceneritore di Acerra, com’è
noto, è stata accreditata a furore di stampa come la
principale causa dell’emergenza rifiuti in Campania. Per
contro, sempre a furore di stampa, l’inceneritore di
Brescia continua ad essere additato come un esempio
virtuoso cui attingere, il che è funzionale anche ad
accreditare l’idea di un Nord virtuoso in cui i rifiuti,
vivaddio, vengono inceneriti, e di un Sud arretrato
cronicamente incapace di liberarsi dei rifiuti che produce.
Ma le cose stanno davvero così ? Davvero non c’è
alternativa tra la discarica e l’incenerimento dei rifiuti?
Il relatore della serata, Marino Ruzzenenti, la pensa
diversamente. Insegnante e ambientalista militante, è
autore di un libro che fa il contropelo al più grande
inceneritore d’Europa, quello di Brescia, appunto, fornendo
argomentazioni e dati significativi relativi sia
all’impatto ambientale dell’impianto, sia alla commistione
fra potere economico e potere politico-amministrativo che
si è coagulata attorno all'A. S. M. di Brescia. Inoltre,
snocciola dati: la raccolta differenziata, a Brescia, ad
esempio, è al palo, mentre sotto il profilo del recupero
energetico l'efficienza dell'impianto è molto più bassa di
quanto non si pensi. Per contro, esperienze virtuose di
raccolta porta a porta sembrano incoraggiare i propugnatori
dei “rifiuti zero”.
Profilo
del relatore: insegnante e ambientalista militante, Marino
Ruzzenenti è autore del libro
L’Italia sotto i rifiuti,
Jaca Book, Milano 2004.
Mercoledì 19 Novembre 2008
RIDOTTO
TEATRO VERDI ORE 21.00
LA
MISERIA DELLO SVILUPPO
Inaugurazione della mostra fotografica
W Nairobi W
Costruita con scatti del fotoreporter padovano Francesco
Fantini, la mostra è stata ideata come strumento per fare
conoscere la drammatica realtà di Korogocho, una delle
maggiori baraccopoli di Nairobi, la capitale del Kenia.
Visitando la mostra, invero, si ha l’impressione di
camminare per alcuni istanti sulle polverose e infangate
stradine di Korogocho immersi in una realtà difficilmente
immaginabile: gli infiniti tetti in lamiera delle baracche,
ragazzi di strada, uomini e donne che frugano, giorno dopo
giorno, nelle discariche a cielo aperto in cerca di
“sopravvivenza”, vecchi addormentati tra i rifiuti. Un
panorama da incubo che è l’altra faccia dello sviluppo, la
vera e propria miseria dello sviluppo. La visita alla
mostra sarà preceduta da una introduzione di Mario Ferrari.
Mercoledì 26 Novembre 2008
SALA
BOT CARPANETO PIACENTINO ORE 21.00
FARE
PACE CON IL PIANETA
Proiezione e commento del film
The planet
di Linus Torell,
Michael
Stenberg e Jan Roed
(Svezia, Norvegia, Danimarca, 2006)
Film
vincitore del Festival Cinemambiente 2007
Serata
promossa in collaborazione con il
Festival Cinemambiente
di Torino.
Girato lungo un viaggio durato due anni che ha toccato ogni
angolo del globo e attraversato venticinque paesi, The
Planet è un film ricchissimo di contenuti che, attraverso
tante piccole pennellate, compone un desolante e quanto mai
allarmante quadro complessivo sullo stato di salute del
pianeta Terra al tempo dei cambiamenti climatici. Diretto a
sei mani da Linus Torell, Michael Stenberg e Johan
Söderberg, vanta uno stile fresco e diretto, è ricco di
materiali esclusivi e riesce nell’intento di scuotere e
informare anche lo spettatore più impreparato. Tra gli
esperti che compaiono nel film, due da soli ne consigliano
la visione, Lester Brown, scrittore, ambientalista ed
economista statunitense fondatore del Worldwatch Institute
e definito dal Washington Post come «uno dei più influenti
opinionisti del mondo», e Jared Diamond, noto soprattutto
per aver vinto il Premio Pulitzer con Armi, acciaio e
malattie (1997) ma autore più recentemente di Collasso:
come le società scelgono il fallimento o il successo
(2004), dove esamina che cosa portò alcune fra le grandi
civiltà del passato a precipitare nel baratro e considera
quali insegnamenti ne possa trarre la civiltà di oggi.
Oltre a ciò, il film offre un’amplissima panoramica
sull’impatto sempre più pressante che l’amplificazione
tecnologica sta avendo sugli ecosistemi terrestri:
desertificazione, disboscamento, estinzioni, ecc. Si vedono
all’opera le gigantesche escavatrici a tazze, che sono
macchine alte come palazzi che scavano a ciclo continuo
intere montagne e le discariche a cielo aperto in Africa
dove l’Occidente seppellisce gli scarti dell’high tech,
cioè di monitor, computer, ecc.
Mercoledì 3 Dicembre
RIDOTTO
TEATRO VERDI ORE 21.00
LE
FILOSOFIE DELL’AMBIENTE
Relatore:
Piergiacomo Pagano
Qual è il nostro posto nella natura? Qual è il nostro
ruolo? Quale futuro vogliamo? Possiamo fare della natura
quello che vogliamo oppure dobbiamo rispettarla perché il
suo valore è indipendente da noi? Per quale ragione
dovremmo salvaguardare la natura e la diversità? Domande di
questo tipo non sono solo una palestra per la mente che si
interroga, e ciò non solo perché quello che pensiamo si
riflette sul nostro modo di percepire, di vivere, di
comportarci, fino a farci sentire soddisfatti o
insoddisfatti del mondo in cui viviamo, ma anche perché
l’ondata di disordini ambientali che ci sta di fronte ci
richiama all’ordine. Cambiamenti climatici,
desertificazione, inquinamento, grave perdita della
biodiversità, popolazione in crescita esponenziale, sono
solo alcuni aspetti di una problematica complessa che ci
devono mettere in guardia. Allora, di nuovo: qual è
l'atteggiamento più ragionevole per affrontare questi
problemi? Compito del relatore sarà quello di guidare il
pubblico tra le filosofie dell’ambiente cercando al
contempo di rispondere alle domande che ci stanno di
fronte.
Profilo
del relatore: Piergiacomo Pagano è ricercatore all'ENEA,
Ente per le Nuove Tecnologie l'Energia e l'Ambiente, dove
si occupa di parchi naturali e gestione del territorio. E'
autore dei libri
Filosofia ambientale
(Mattioli 1885 Editore, 2002) e
Alla scoperta dell’uomo: brevi saggi sull’uomo e
l’ambiente
(Alberto Perdisa Editore, 2005). Dal 2001 cura il sito web:
www.filosofia-ambientale.it.
Mercoledì
10 Dicembre
SALA
BOT CARPANETO PIACENTINO ORE 21.00
INCENERITORI,
DIOSSINE E NANOPARTICELLE
Focus
a cura di Mario Ferrari
La Campania è una delle poche regioni italiane a non
ospitare sul suo territorio alcun inceneritore. Per contro,
oltre alle 1200 discariche abusive censite da Legambiente
vanta qualcosa come sette milioni di «ecoballe»,
ingombranti cubi incelofanati da oltre una tonnellata che
attendono di essere inceneriti: se li si mettesse in fila,
è stato osservato, si potrebbe coprire comodamente la
distanza che separa Parigi da New York. Eppure sulla carta
l'iter per smaltire i rifiuti dovrebbe essere abbastanza
ben consolidato, visto che i rifiuti vengono accumulati e
smaltiti ovunque, sulla Terra. In Campania, però, le cose
non vanno: la raccolta differenziata non decolla, il
percolato nerastro delle discariche penetra nel terreno e
contamina le falde e non sono bastati quattordici anni per
costruire l'inceneritore di Acerra. Altrove le cose, com'è
noto, vanno meglio: ma a quale prezzo? E' vero che gli
inceneritori, quelli che oggi si chiamano
“termovalorizzatori”, non sono nocivi per la salute? Il
noto oncologo Umberto Veronesi dice di si ma gli onori
della cronaca spettano a Stefano Montanari che, complice la
fama di Beppe Grillo, promuove campagne contro le
nanoparticelle e le nanopatologie. E poi c'è l'annosa
questione delle diossine: in Europa le normative sono tra
le più stringenti, ma tutelano davvero la salute? Come
stanno davvero le cose? Sono questi alcuni degli
interrogativi cui si cercherà di rispondere nel corso della
serata.
Mercoledì
21 Gennaio 2009
AULA
MAGNA EX MACELLO ORE 21.00
In
collaborazione con l’Associazione
EURESIS
di Milano.
Inaugurazione
della mostra fotografica:
ATMOSPHERA
Interviene
Pierluigi Viaroli, professore di ecologia all’Università di
Parma
e
presidente della Società Italiana di Ecologia.
La mostra sarà visitabile da sabato 10 gennaio a domenica
18 gennaio.
Tema dei temi al centro del dibattito
collettivo dell’ultimo decennio, il cambiamento climatico è
il cuore palpitante di questa mostra che, avvalendosi della
collaborazione di alcuni dei massimi esperti del campo,
cerca di mettere in luce i fattori essenziali del problema
dal punto di vista scientifico, distinguendo tra fatti
consolidati, ipotesi di lavoro e questioni aperte. Il
visitatore è condotto in un affascinante percorso
interdisciplinare che, partendo dal lontano passato della
storia della Terra, giunge fino alle più urgenti
problematiche attuali, scoprendo dall'interno della
problematica scientifica le domande fondamentali sottese al
problema. L’obiettivo è quello di fare prendere coscienza
al visitatore della straordinaria complessità del problema,
della ricchezza e delicatezza dei fenomeni naturali che sul
nostro pianeta cooperano a stabilire un clima adatto alla
nostra vita, e della grande responsabilità a cui siamo
chiamati nel momento in cui decidiamo di alterare equilibri
che da millenni sostengono la vita sulla Terra.
La prima
parte della mostra illustra lo stato attuale delle
conoscenze scientifiche sul presente e sul passato del
clima terrestre. Quali sono i fatti e quali le incertezze
sull'attuale mutamento climatico? Con quali tecniche è
possibile ricostruire l'andamento del clima nel lontano
passato della Terra? Quali sono i principali processi
naturali che hanno determinato, o possono determinare,
cambiamenti climatici globali? Si spazia dai cicli
geologici all’attività solare, dalle eruzioni vulcaniche
all'effetto dei raggi cosmici, dalle profondità dei ghiacci
dell'Antartide al ruolo delle masse oceaniche, dai
movimenti della Terra nel sistema solare e nella Galassia
ai fattori biologici o accidentali quali la caduta di
asteroidi. Quindi si entra nel merito degli effetti della
presenza dell'uomo: quali sono gli elementi antropici di
maggior potenziale impatto sul clima globale? Come si
inseriscono i dati recenti nel quadro della storia a lungo
termine del nostro pianeta? Se effettivamente ci avviamo a
vivere in una Terra più calda, come possiamo positivamente
rispondere a questo nuovo scenario?
Il percorso
scientifico, così, conduce inevitabilmente alla domanda:
qual è l'atteggiamento più ragionevole per affrontare
questi problemi? Con quali criteri prendere le decisioni a
cui siamo chiamati? Qui il tema necessariamente travalica i
limiti del metodo scientifico e chiama in causa la nostra
stessa concezione di "natura" e di "uomo": la ragione
scientifica, preziosa per comprendere ogni aspetto
particolare, non ci dà i criteri per rispondere. Secondo la
tradizione giudaico-cristiana, culla della scienza e della
tecnica moderna, la natura è data all'uomo per il suo bene,
perché egli possa realizzare se stesso e collaborare alla
creazione. Ma al tempo stesso l'uomo non è il padrone del
mondo e non può a lungo vivere se pretende di disporre
della natura a suo piacimento.
Curatori della mostra:
Marco Bersanelli - Professore di Astrofisica, Dip. di
Fisica dell'Università degli Studi di Milano; Nicola
Sabatini - Fisico, Direttore di Euresis; Elio Sindoni -
Professore di Fisica, Direttore del Dip. di Scienze
Ambientali dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca;
Carlo Sozzi - Ricercatore presso l'Istituto di Fisica del
Plasma [IFP] del CNR, Area di ricerca di Milano.
Consulenza scientifica: Lucilla Capotondi
- Ricercatore Istituto di Scienze Marine [ISMAR]
del CNR; Mario Giuliacci - Professore di Fisica
dell'Atmosfera, Università degli Studi di Milano-Bicocca;
Gianluca Lapini - Ingegnere ricercatore CESI Ricerca,
Milano; Valter Maggi - Professore di Climatologia,
Università degli Studi di Milano-Bicocca; Progetto EPICA;
Franco Prodi - Direttore dell'Istituto di Scienze
dell'Atmosfera e del Clima [ISAC] del CNR.
Hanno
contribuito: Francesco Apadula - Fisico ricercatore CESI
Ricerca, Milano; Antonio Ballarin-Denti - Professore di
Fisica dell'Ambiente, Università Cattolica di Brescia;
Stefano Caserini - Professore di fenomeni di inquinamento,
Politecnico di Milano; Mita Lapi - Responsabile del Settore
Qualità dell'Aria e Cambiamenti Climatici, Fondazione
Lombardia per l'Ambiente; Maurizio Maugeri - Professore di
Fisica dell'Atmosfera, Dip. di Fisica dell'Università degli
Studi di Milano;
Ernesto Pedrocchi - Ordinario di
Energetica presso il Dip. di Energetica del Politecnico di
Milano;
Giorgio Vassena - Professore Associato presso
il Dip. di Ingegneria Civile, Architettura, Territorio e
Ambiente dell'Università di Brescia.